17.4.12

Jobrapido, l'impresa dal cuore pugliese esempio per tutti gli startupper

Il logo di Job Rapido
complimenti al mio compaesano Conversanese...esempio di come fare impresa con una startup da 0 a 30 milioni di euro in soli 6 anni.
http://www.corriere.it/economia/12_aprile_16/jobrapido-acquisizione-lomele-sideri_bf16a75e-87eb-11e1-99d7-92f741eee01c.shtml#.T43HODK5zSc.facebook
(articolo tratto da corriere economia)

21.11.11

pubblicità Nespresso...mi chiedo...ma che cappero di gusto è VOLLUTO??


Mi sa che volevano dire velluto. come noi italiani usiamo l'inglese perchè è "cool", così gli americani usano ciò che sembra italiano perchè è "fico". la vera domanda è: quando accadrà che un termine che è solo "italian sounding" entrerà nel vocabolario italiano perchè spinto dall'uso comune internazionale? che significato avrà per il made in italy?

6.8.10

Perché creare un’impresa è un po’ come iniziare un lungo viaggio. D’avventura.


Creare una visione che sappia entusiasmare e coinvolgere,
stabilire gli obiettivi e, non ultimo, trovare i giusti compagni d’avventura. Perché è solo grazie a loro che si arriva a destinazione.


Una nuova idea, un nuovo prodotto, una nuova impresa: tutto nasce da un sogno da cui non ci si riesce a liberare, un lampo, una ispirazione: un’idea rivoluzionaria. 
La si porta avanti soprattutto per capire fino in fondo dove ci si potrà spingere, per scoprire ciò di cui si è veramente capaci.
E, come per la partenza di una nave, occorre prepararsi pensando al mai semplice percorso che sta per iniziare.
Allora, partiamo?
Stabilire un percorso.
Occorre procurarsi e testare tutti gli strumenti necessari, che siano vele più grandi o preparare gli ormeggi, verificare scialuppe e rifornimenti.
Attenzione a non rimanere intrappolati nella risacca, in rotte senza senso, soffocando la tendenza istintiva del fare, e alimentando quello che invece serve a mantenere la strada maestra.
La programmazione del viaggio darà ordine al lavoro e preparerà la nave alla mareggiata. Che, statene pur certi, non tarderà ad arrivare.
Trovare anime gemelle.
La storia ama l’immagine del singolo condottiero, del solitario capitano della nave, ma non è così nella realtà. Le imprese vincenti vengono avviate e portate avanti da più anime gemelle. Anche se alla fine forse solo una di loro verrà celebrata ed passerà alla storia come il vero eroe.
All’inizio è probabile che più che una squadra di veterani, ci sia una ciurma di giovani magari con poca esperienza e che devono ancora imparare a stare assieme e a fare squadra, ma ricchi di talento e di energia, e di un pizzico di incoscienza...
È forse è anche per questo che le nuove imprese sono il campo di azione dei giovani. Giovani nello spirito, più che nell’età anagrafica. Sono loro che, senza domandarsi troppo quanto guadagneranno o quanti sacrifici dovranno fare per raggiungere il risultato, rischieranno oltre ogni aspettativa.
Ed è solo grazie a loro che si arriva a destinazione.
Issate le ancore e spiegate le vele, è ora di partire.

13.5.10

Vendola: «La Puglia ha la macchina contro marea nera»


articolo tratto dalla

"Gazzetta del Mezzogiorno"
 13 MAGGIO 2010
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=334759&IDCategoria=1

BARI - La Puglia ha un macchinario utile per ripulire la chiazza 

di petrolio che si è riversata al largo del Golfo del Messico:
 lo scrive il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola,
 in una nota inviata al ministro degli Affari Esteri Franco Frattini,
 all’ambasciata italiana a Washington e all’ambasciatore Usa 
in Italia, mr David Thorne.

“La società Fluidotecnica Sanseverino, con sede a Bari 

- scrive Vendola – ha brevettato un macchinario, l’Olisep Cc 
Ecology, in grado di compiere una separazione netta tra l’acqua 
e tutti i fluidi inquinanti che galleggiano”.

Il macchinario “ha la funzione di assorbire ed eliminare – 

spiega ancora Vendola – le chiazze di olio che troppo spesso
 si depositano sulla superficie del mare e che derivano dalle 
attività di navi cisterna, piattaforme petrolifere e industrie, senza 
utilizzo di alcun additivo chimico”. L’apparecchiatura è stata già
 testata da grandi aziende ed è oggetto di interesse nelle zone 
di estrazione di idrocarburi fossili, come l’Oman e la Nigeria.

“L'intero distretto della meccanica della Puglia – scrive Vendola 

– intende mettersi a disposizione per realizzare il numero di 
macchinari necessari a ripulire interamente la chiazza di petrolio
 riversatasi in mare”. “Riteniamo che la proposta - aggiunge
 Vendola – possa costituire una valida alternativa all’utilizzo dei
 solventi chimici, pericolosi per il delicato equilibrio marino e 
comunque non risolutivi”.

16.2.10

FastPencil, la startup che scrive e pubblica il vostro libro

articolo tratto da www.downloadblog.it 

Curioso il servizio offerto da una startup chiamata FastPencil. In pratica, si occupa di pubblicare i vostri libri, ma questo è solo un aspetto della faccenda. In realtà, li scrive pure.
Dispone di un team di ghost writer professionisti che, stabilito con voi il tema da trattare - specialmente se si tratta di saggi sulla vostra attività di politico o excursus autobiografici nel tempo libero, se siete un manager di successo - lo scrive, lo pubblica e lo distribuisce (anche sottoforma di ebook, se necessario). In più, lo promuove anche, specialmente sui social media come Twitter.
C’è perfino un’applicazione per iPhone in grado di permettervi di seguire passo passo le varie fasi della stesura. Insomma, FastPencile scrive e voi continuate a fare il vostro lavoro. Magari, grazie a questi servizi leggeremo qualche libro mal scritto in meno, l’anno prossimo.

1.2.10

....Servono giovani sorprendenti e geniali ed idee così diverse da segnare un nuovo decennio

di Francesco Iannone


"Servono giovani sorprendenti e geniali ed idee così diverse da segnare un nuovo decennio. 
Servono giovani che costruiscano rischiando di mettere a repentaglio la propria indole sbagliando. 
Servono giovani amanti! Ma come possono questi giovani fare tutto ciò se oggi gli unici obiettivi sono: assomigliare a persone di ...potere, giocare all'esercizio della supremazia, continuare a fingere solidarietà in un "branco" poco solidale, accanirsi con le rare stelle brillanti, giocare con le parole, non accettare che sorprendentemente qualcosa non è proprio così in linea con quanto si pensa, troieggiare, ... Ho tanta voglia di stringere la mano e di sentire per ore ed ore parlare chi davvero ama questo... posto. 
Ho voglia di confrontarmi su di un tavolo di idee e non con chi proprio non è nessuno, con chi non ha fatto nulla e che si ostina a demolire con la propria ignavia, apatia e scarso vigore il vigore di chi ha talento atteggiandosi a professore di filosofia mentre ti guarda con gli occhiali scesi sul naso. 
Ma chi sono questi cacasotto griffati da 2000"euri" che escono come rospi giganti dopo una pioggia? 
E poi tutti eguali: diplomatici, sorridenti, mai diretti, sempre indiretti, permalosi, col pensiero teso a quel pensiero fisso circa la successione, paurosi, apparentemente fieri e sicuri, con molta autostima fuori, con poca autostima dentro. 
Rassomiglia sempre più ad uno zoo circoscritto a Via Sparano dove i più "belli" fanno la staffetta avanti ed indietro senza fermarsi a leggere un libro da Laterza. 
Rassomiglia sempre più ad una staffetta dove l'unico obiettivo è trasferire ai propri figli scarsi messaggi di potere e supremazia individuale che dovranno essere poi corretti dallo psicoterapeuta, il "counsellllllor" familiare, gli psicofarmaci e mille e cinquecento altre cose per aumentare l'autostima: ovunque comunque carente in questi "belli" deambulatori senza libro di Via Sparano. 
Servono giovani ...sorprendenti e geniali ed idee così diverse da segnare un nuovo decennio."

18.12.09

Storie di innovazione italiana: Echolight


tratto dal sito www.arti.puglia.it

















Echolight: la nuova frontiera della diagnosi dell’osteoporosi

Un software per individuare le fratture vertebrali e un sistema ad ultrasuoni per caratterizzare la resistenza ossea della colonna vertebrale e consentire la diagnosi dell’osteoporosi: è questa l’idea di Echolight, la prima classificata della Start Cup Puglia 2009, che ha sfiorato la vittoria del Premio Nazionale per l’Innovazione, attestandosi tra le prime dieci finaliste. Un’idea che parte da Lecce, ma che ha già in tasca il biglietto per la Silicon Valley.
Abbiamo intervistato per voi Sergio Casciaro, Direttore della Divisione di Ingegneria Biomedicale dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Lecce ed ideatore di Echolight.
Intervista di Francesca Tondi







Che cos’è e come è nata Echolight?
Echolight è l’idea alla base del business plan che ha partecipato all’edizione 2009 della Start Cup Puglia, consentendo la vittoria del primo premio di 15.000 euro. L’impresa intende sviluppare dispositivi medicali non invasivi per la diagnosi dell’osteoporosi e di altre patologie ossee.
Il progetto è nato qualche anno fa e costituiva la proposta di finanziamento rivolta alla Comunità Europea nell’ambito del Programma Quadro di ricerca: purtroppo, in quell’occasione, non venne finanziato, ma abbiamo perseverato nel reperimento dei fondi necessari allo sviluppo di tali dispostivi, molto vicini al mercato più che alla ricerca.
L’innovazione solida e vera nasce sempre dalla competenza e, in tal caso, dall’esperienza pluriennale nell’ambito della bioingegneria. Il resto deriva dall’intuizione del singolo, dal lampo di genio che fornisce la soluzione al problema. Tutto ciò che rimane sottostante alla nascita dell’idea, è un processo del tutto misterioso e rappresenta il vero punto di partenza.

Qual è l’innovazione alla base di Echolight e quali sono le possibili applicazioni della vostra scoperta?
L’idea di Echolight apporta delle fondamentali novità nella diagnosi dell’osteoporosi, in termini di efficacia e di costi: la diagnostica attraverso gli ultrasuoni da noi proposta, infatti, consente di fornire informazioni accurate sullo stato della densità ossea della colonna vertebrale e di altri siti specifici di riferimento clinico. Esistono già altri sistemi ad ultrasuoni, che tuttavia analizzano siti periferici e pertanto non sono efficaci come quello di Echolight. Attualmente, l’esame sui siti di riferimento specifici in cui solitamente si manifestano le patologie ossee, come la colonna vertebrale o il collo del femore, avviene solo attraverso i raggi X ma, a causa del rischio dovuto all’utilizzo delle radiazioni ionizzanti, l’esame può essere effettuato solo a cadenza biennale.
Il kit diagnostico che Echolight intende sviluppare, invece, è poco costoso, non invasivo, non dannoso. Inoltre, mentre l’indagine a raggi X (attraverso il sistema Dexa) può essere realizzata solo all’interno di strutture ospedaliere o centri specializzati, il sistema di Echolight potrebbe essere diffuso anche nelle farmacie, consentendo ai pazienti di effettuare controlli frequenti e senza rischi.

Qual è l’investimento necessario a mettere a punto l’idea di Echolight?
Purtroppo le idee ad alto contenuto tecnologico spesso necessitano di grandi investimenti per essere realizzate: è questo il caso di Echolight, che necessita di circa tre milioni di euro. Per perseguire questa strada, dunque, abbiamo deciso di partecipare a competizioni per il finanziamento: prima tra tutte la Start Cup Puglia, che ci ha portato alla vittoria del primo premio e alla partecipazione al Premio Nazionale per l’Innovazione a Perugia, dove siamo rientrati nella classifica dei primi dieci finalisti risultati e primi in classifica per quanto riguarda le iniziative nel biomedicale (seguiti da Osteoinvent, la seconda classificata alla Start Cup Puglia); poi il venture camp “Mind the Bridge” a Milano, nell’ambito del quale ci siamo classificati al primo posto a livello nazionale e siamo stati selezionati per partecipare alla finale del MTB Business Plan Competition, il principale evento della Silicon Valley che si terrà nella primavera del 2010.
Una pioggia di riconoscimenti, dunque. Come è composto il gruppo di persone che ha permesso tutto ciò?
La forza di Echolight probabilmente consiste nel gruppo che la compone: una parte di ricerca ed un’anima commerciale. Il progetto è in cantiere già dal 2003 e ha avuto una lunga gestazione, dovuta sia alle necessità di compiere ulteriori approfondimenti scientifici che alla mancanza di fonti di finanziamento. Poi, in giro per l’Italia per conferenze, l’idea di Echolight ha incontrato l’interesse di due fratelli imprenditori di Imola, Matteo e Stefano Pernisa, con esperienza nel settore medicale e della densitometria ossea.
Il gruppo di ricerca, invece, è composto dal sottoscritto, da Francesco Conversano e da Ernesto Casciaro, tutti operanti nell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Lecce.

Cosa vi ha spinto a partecipare alla Start Cup Puglia 2009?
Innanzitutto il dovere morale di essere presenti in Puglia ed avere visibilità sul territorio. E l’intuito ci ha dato ragione, poiché la vittoria della competizione, oltre ai 15.000 euro del premio che verranno utilizzati per coprire parte delle spese di costituzione della società, ci ha consentito di incontrare imprenditori baresi illuminati, che potrebbero finanziarci. Inoltre, essa costituiva un’importante occasione per “certificare” l’idea e dotarla di gambe sulle quali farle muovere i primi passi.
Iniziative quali la Start Cup  Puglia possono contribuire ad incoraggiare i giovani pugliesi a fare impresa?
Purtroppo in Puglia la cultura d’impresa è carente e le capacità imprenditoriali dei giovani sono inespresse o ancora troppo acerbe. Si pensi, infatti, che nell’evento milanese di Mind The Bridge, Echolight era l’unica società selezionata a sud di Roma.
Ritengo, dunque, che occorra coltivare ancora a lungo il terreno e che iniziative quali la Start Cup possano contribuire a tale scopo.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di lavorare in Puglia?
I vantaggi derivano dalla bellezza della terra e dal clima, che favoriscono la nascita di idee ed assicurano una buona qualità della vita. Ma gli svantaggi derivano dalla difficoltà nel fare ricerca e dalla debolezza di un tessuto imprenditoriale presso il quale affermarla.
Spesso è necessario emigrare: anch’io ho svolto attività di ricerca all’estero e, tornando in Italia, ho conosciuto il precariato. Tornando in Puglia, poi, con molta fatica, ma anche con molto entusiasmo, ho dovuto costruire tutto a partire dalle basi: dall’allestimento del laboratorio, alla formazione del personale, per giungere alla ricerca dei finanziamenti. La figura stessa del ricercatore, oggi, è cambiata: deve essere al passo con i tempi, possedere intraprendenza e dinamismo.

Lo stesso dinamismo che l’ha portata dal Cern di Ginevra al Politecnico di Losanna e poi ancora al centro NIH negli USA. Quali saranno le prossime tappe?
Di sicuro la Silicon Valley con Echolight. E poi, la strada è ancora tutta da percorrere.

20.2.09

Erasmus per Giovani Imprenditori

tratto da: www.sviluppoitalia.it


Parte il nuovo programma di mobilità internazionale tra imprenditori europei.


Giovani ed aspiranti imprenditori europei potranno vivere un’esperienza lavorativa, della durata massima di 6 mesi, al fianco di un imprenditore già affermato in un altro paese dell’Unione Europea ed imparare come gestire e sviluppare il proprio business. Questo è il concetto del Progetto “Erasmus per Giovani Imprenditori”, un nuovo programma di mobilità internazionale finanziato dalla Comunità Europea che viene lanciato oggi in contemporanea nei 27 stati membri. Sviluppo Italia Liguria è uno dei partner italiani del programma e gestirà il progetto sul territorio regionale.      

Il programma mira a stimolare l’impresa, la competitività, l’internazionalizzazione e la crescita di nuove aziende in fase di start up e delle PMI, grazie al trasferimento di know-how tra imprenditori già affermati e nuovi imprenditori. 
Visto il successo del Programma Erasmus tra gli studenti, Erasmus per Giovani Imprenditori mira a potenziare la comunicazione tra i cittadini dei differenti stati dell’Unione Europea. Inoltre punta ad accrescere lo spirito imprenditoriale e a fortificare le piccole e medie imprese europee – aspetto cruciale contro la crisi economica vigente” dice Maive Rute, Direttore Promozione e Competitività PMI della Commissione Europea. 

A chi si rivolge il programma? 
Erasmus per Giovani Imprenditori è rivolto a nuovi imprenditori e a imprenditori esistenti. Sono nuovi imprenditori sia coloro che stanno pianificando l’avvio di una nuova impresa, sia coloro che hanno avviato un’attività da non più di 3 anni. Gli imprenditori esistenti sono titolari o manager di piccole e medie imprese localizzate nella Comunità Europea. L’attività del nuovo imprenditore e dell’imprenditore esistente può riguardare qualunque campo o settore. 
Il nuovo imprenditore acquisisce know-how dall’esperienza dell’imprenditore affermato, ma nello stesso tempo contribuisce ad incrementare il business di quest’ultimo, con il suo lavoro, le sue idee ed un punto di vista innovativo. 
Come funziona il programma? 
L’incontro tra i 2 imprenditori è reso possibile grazie all’aiuto di più di 100 organizzazioni intermediarie diffuse in tutti gli stati membri della Comunità Europea, competenti per quanto riguarda il supporto all’impresa (es. Camere di Commercio, incubatori d’impresa, ecc). Tale attività di intermediazione è coordinata da Eurochambres, l’Associazione Europea delle Camere di Commercio e Industria, che opera come ufficio di supporto al programma. Per quanto riguarda la nostra regione, l’organizzazione intermediaria attiva sul territorio è Sviluppo Italia Liguria, a cui ci si può rivolgere per partecipare al programma di mobilità internazionale. 
Sia i nuovi imprenditori che quelli esistenti potranno iscriversi al programma e stabilite contatti con le organizzazioni intermediarie che sceglieranno, tramite il sito www.erasmus-entrepeneurs.eu , saranno queste ultime a farsi carico di organizzare l’incontro e la collaborazione dei nuovi imprenditori con gli imprenditori esistenti che li ospiteranno. Entrambi i soggetti coinvolti stipuleranno una convenzione riguardante i dettagli della visita (es.: working plan, funzioni, responsabilità, ecc.).                 

I nuovi imprenditori riceveranno un contributo finanziario dalla Comunità Europea a copertura dei costi di viaggio, vitto e alloggio. Si conta di organizzare 870 scambi tra il 2009 e il 2010. 
La creazione d’impresa in Europa 
L’Europa non ha ancora mostrato tutto il suo potenziale imprenditoriale e è necessario incoraggiare più persone a fare impresa. Il 51% del giovani europei sarebbe interessato a dar vita ad una sua attività, ma spesso perde la sua ambizione quando si trova di fronte alle difficoltà di mettere in pratica le proprie idee. 
La maggior parte di coloro che intraprendono un’attività, tende ad operare solamente nel mercato nazionale, piuttosto che cogliere opportunità commerciali negli altri stati d’Europa e altrove. Solo 8% delle PMI si affaccia oltre i confini del proprio paese.            

“ 
Sviluppo Italia Liguria, come azienda che da sempre si occupa di creazione e sviluppo d’impresa sul territorio ligure, ha voluto prendere parte a questo programma. Riteniamo che la nostra regione possa essere protagonista in questo progetto di internazionalizzazione, essendo per vocazione storica e geografica una “porta” verso il mondo esterno. Erasmus per Giovani Imprenditori, in questo periodo di crisi economica in cui si rischia di chiudersi nei protezionismi, vuole rappresentare un’innovativa risposta alla doppia sfida di creazione di nuova impresa e sviluppo della cooperazione in Europa. I nuovi imprenditori acquisiscono competenze e prospettive, che non avrebbero potuto apprendere da soli nella fase di start up, e nello stesso tempo allacciano rapporti internazionali che aumentano le loro possibilità di successo” dice Cristina Battaglia, Presidente di Sviluppo Italia Liguria. 


30.1.09

Trentenni high tech

articolo tratto da www.blogonomy.it


Diecimila euro. Tanti sono bastati a Luca Ascani, a 25 anni appena, per lanciare nel 2004 GoAdv, società di servizi d’informazione dal 2007 quotata alla Borsa di Parigi e che oggi ha una capitalizzazione di circa 60 milioni di euro. Scommessa vinta, dunque, per un enfant prodige «senza agganci», che in pochi anni ha saputo trasformare un’idea apparentemente irrealizzabile in una macchina da soldi: stando agli analisti dovrebbe chiudere il 2008 con un giro d’affari di 40 milioni di euro e uno staff di 100 persone in tutta Europa (vedere l’articolo a pagina 19). Ma Ascani non è certo l’unico «genio tecnologico» made in Italy degli ultimi anni. Anzi, nonostante che il nostro Paese sconti un ritardo storico sul fronte dell’innovazione tecnologica (e non solo), le buone idee non mancano: secondo i dati espressamente elaborati per Economy dalla Camera di commercio di Milano, alla fine del 2008 erano esattamente 130.731 le imprese hi-tech italiane, il 3,6% in più del 2007. E la sola Lombardia ne vanta 28.470 (vedere la mappa a pagina 20). A mancare, semmai, sono i fondi di venture capital: quelli che, per capirci, negli Stati Uniti hanno finanziato migliaia di grandi e di piccole aziende tecnologiche, da Google fino alle miriadi di società da anni presenti nella mitica Silicon Valley, l’areea a sud di San Francisco che è tra le regioni più hi-tech del globo.
In Italia più che altrove c’è un folto gruppo di imprenditori di prima generazione, trentenni o poco più, che hanno saputo rischiare nel settore tecnologico. E di fronte alla carenza di capitali hanno iniziato chiamando a raccolta parenti e amici per racimolare i primi soldi da investire. «È quello che gli anglosassoni chiamano l’approccio delle “3F”, ossia family, friends and fools (cioè famiglia, amici e folli, ndr)» dice a Economy Alberto Giusti, 36 anni, «imprenditore seriale» ormai giunto alla sua sesta avventura hi-tech

I business angel. Alle «3F», in alcuni casi, si aggiungono poi i cosiddetti «business angel», ossia gli investitori informali, manager o professionisti, che sono soliti intervenire quando l’attività è ancora in fase embrionale. «Sono privati con patrimoni accumulati sul campo, generalmente nelle stesse attività che vanno poi a finanziare. Per questo motivo, a differenza delle banche, sono in grado di valutare i rischi dei progetti di start-up» specifica Simone Bassanini, senior manager della società di consulenza Kpmg che, con il supporto dell’Aifi (Associazione italiana private equity e venture capital) e di Intesa Sanpaolo, ha tracciato l’identikit dei «business angel» italiani. Il loro investimento medio si aggira sui 180-200 mila euro circa, pari, in genere, a una quota del 30-40%, o anche meno, del capitale sociale. Portano soldi, dunque, ma anche competenze e in 3-5 anni escono, vendendo le proprie quote a terzi, di solito investitori formali: private equity o, ancora, partner industriali veri e propri.
Purché sia possibile trovarne. In Italia, infatti, la strada in questo settore è tutta in salita. Nel primo semestre del 2008 l’Aifi ha calcolato che su 170 operazioni di private equity e di venture capital, per un totale di 2,77 miliardi di euro, soltanto 40 interventi per 52 milioni di euro complessivi hanno riguardato start-up al livello d’inizio. Queste operazioni, oltretutto, sono state coperte nel 50% dei casi da finanziarie regionali e solo in minima parte da banche (7,5%) o da società di gestione del risparmio (2,5%). Eppure «se c’è un momento in cui diventa vitale puntare su nuove idee di business è proprio quello attuale» interviene Alessandro Spada, presidente di Innovab, l’azienda per l’innovazione della Camera di commercio di Milano, Monza e Brianza. «Solamente così si può dare nuovo impulso all’economia una volta che la crisi sarà passata».
Tanto più che con il decreto-legge 112 varato il 25 giugno scorso, meglio noto come «decreto Brunetta», sono state introdotte per la prima volta in Italia misure fiscali che incentivano gli investimenti in start-up. Che sia giunta l’ora della svolta? I tre giovani imprenditori intervistati da Economy nelle pagine che seguono si augurano di sì. E ricordano: «C’è chi pensava che fossimo folli, e invece…».
La loro è una vera professione di ottimismo.

Una ventottenne di Milano ha unito gioielli e tecnologia e oggi vende le sue creazioni nelle migliori gioiellerie d’Europa. Un trentaduenne di Vicenza ha fondato un’azienda di telefonia «low cost» per le chiamate all’estero. Un romano di 29 anni ha fondato un’azienda che ha scavalcato le Alpi per quotarsi a Parigi: ora capitalizza 60 milioni di euro. Antonella Fiorentino, Manuel Zanella e Luca Ascani, nonostante le difficoltà di accesso al credito e le ritrosie di una cultura «made in Italy» che non agevola le start-up tecnologiche di giovani imprenditori, ce l’hanno fatta. Ecco come ci sono riusciti.

Antonella Fiorentino
Gioielli che suonano molto bene
(e le star stanno ad ascoltare)

Si dice che alle spalle di ogni grande uomo agisca una donna forte. In questo caso, una giovane di carattere e dall’indubbio talento imprenditoriale sta dietro un’iniziativa commerciale partita nel dicembre 2008 e che, nel giro di un mese, è già riuscita a conquistare ordini e commesse per un valore superiore ai 100 mila euro.
Lei è Antonella Fiorentino, 28 anni: a cavallo fra il 2007 e il 2008 ha fondato ad Azzate Varesino la società di trading Double Crazy, dalla quale è sorto poi il marchio commerciale «Kiwie Jewels». La missione era trasformare gli oggetti hi-tech più popolari e affermati in veri gioielli, incastonandoli in cornici e in supporti fatti di autentiche pietre preziose. Grazie ad alcune precedenti iniziative commerciali, durate circa un anno, Antonella e il marito Daniele De Molli (37 anni) hanno incamerato la maggior parte del milione necessario all’apertura della nuova impresa.
Hanno sviluppato contatti cruciali con i produttori asiatici di prodotti digitali, tra Mp3 e cuffie per cellulari, mantenendo il design in Italia. «Quello dell’elettronica» dice Fiorentino a Economy «è però un settore maturo dove è difficile riuscire». Per farlo serviva qualcosa di innovativo, che differenziasse l’offerta. «L’abbiamo trovato nei gioielli» continua Fiorentino. «I prodotti Kiwie Jewels oggi sono in 42 vetrine in tutta Italia».
I guadagni dell’azienda hanno raggiunto gli 80 mila euro nel giro di un mese, già alla fine del dicembre 2008. Ma è stato solo l’inizio, perché dopo avere preso parte alla fiera mondiale dell’elettronica di Las Vegas e dopo avere trovato spazio nei punti vendita più chic di Londra, ora Kiwie Jewels vuole ampliare la sua rete. Da febbraio sarà anche in Spagna e in Svizzera, dapprima nei negozi di Foxtown a Mendrisio e poi in altre dieci gioiellerie.
In Italia le creazioni di Kiwie Jewels sono in boutique «trendy»: il Cielo di piazza Duomo a Milano e Brusco, il distributore di Rolex e di Bulgari del centro di Roma. Ma tra due mesi i tecnogioielli saranno in altri 100 negozi: «Naturalmente siamo molto interessati a mercati come gli Emirati Arabi o gli Stati Uniti» dice Antonella «dove però abbiamo già una serie di testimonial di primo piano: ci hanno garantito un’ottima visibilità internazionale».
Sono cantanti come l’emergente Rihanna o famosi come Mariah Carey; ma anche attrici del calibro di Eva Longoria (Casalinghe disperate), cui il marito Tony Parker, campione della pallacanestro, ha appena regalato un ciondolo a forma di cuore che si schiude per scoprire due lettori di file Mp3: è il modello «Twinheart» di Kiwie Jewels. «Crediamo che possa essere un successo per il San Valentino 2009» dice la giovane manager «ed è in vendita a soltanto 80 euro».
L’idea di base è che il lusso hi-tech debba restare il più possibile alla portata di tutti, anche se i prodotti di fascia alta con diamanti, come l’Mp5, partono da 400 euro. Progettata e disegnata nell’atelier di Azzate, in provincia di Varese, ma realizzata in Asia con il supporto delle sedi aperte a Shenzhen, in Cina, la linea Kiwie Jewels è rivestita con pietre incastonate di provenienza certificata, lavorate in Italia da maestri orafi. La gamma, che oggi è fatta di sette «famiglie» di prodotto (compresi gli Swars, orecchini-auricolare tempestati di preziosi), accoglierà presto creazioni inedite: «Il 14 febbraio» dichiara Fiorentino «sarà anche la nostra festa, perché presenteremo le nuove proposte proprio per il giorno degli innamorati. E se tutto andrà bene, il prossimo passo sarà un negozio monomarca».
Intanto c’è la soddisfazione di essere cresciuti senza aiuti. «Abbiamo avuto credito dalle banche» conclude Fiorentino «ma per piccola parte del capitale iniziale. E solo la Popolare di Bergamo ha creduto davvero in noi».

(Roberto Carminati)

Manuel Zanella
L’inventore che convinse il «mito»
della sua infanzia a entrare nei telefoni

L’ufficio di Manuel Zanella è una macchia di colore arancio-verde nel grigio della zona industriale di Vicenza. A pochi centimetri dal computer, sulla scrivania, la foto di suo figlio nato il 12 dicembre 2008. Sulla parete di fronte, due copertine di un mensile economico. La prima ha in primo piano il volto di Silvio Berlusconi. Sulla seconda campeggia Ennio Doris, numero uno di Mediolanum. «Un giorno metterò lì accanto la terza copertina: magari quella di Economy» dice. «E ci sarà la mia foto».
Presuntuoso? Forse. Di sicuro ambizioso e determinato. Zanella, 32 anni, è figlio di un perito elettrotecnico che aveva una fonderia venduta nel 2005 e il mito di Doris, vicentino, imprenditore «fai-da-te» se lo porta dietro da quando è bambino, da quando voleva fare l’inventore. Dopo una laurea in ingegneria elettronica a Padova, inizia a lavorare come «family banker» proprio in Mediolanum. Nel 2003 si sposa e parte per il Kenya. E lì nasce l’idea che nel 2006 lo porta alla fondazione di Zero Mobile: «Per telefonare e ricevere chiamate dall’Africa all’Italia spendevo 6 euro al minuto, un’enormità» racconta.
Come evitare quel salasso? «Non ho fatto altro che guardare a quanto già esisteva in Inghilterra e Stati Uniti» risponde«e ho fondato Zero Mobile, un operatore globale di telefonia low cost rivolto solo a chi viaggia all’estero per lavoro e per turismo».
Particolare è anche il canale di vendita: solo agenzie di viaggi e società che forniscono servizi business alle imprese, oltre alle agenzie Lottomatica. L’idea c’era. Ma servivano i soldi: almeno 250 mila euro, per iniziare. Zanella sapeva che le banche difficilmente avrebbero finanziato una start-up. E voleva che fosse proprio Doris il suo «business angel».

Un incontro difficile. Così decide di andare a casa sua: a Tombolo, vicino Vicenza. Tenta due volte di consegnare una lettera a Doris. Poi ottiene un incontro, ma con un suo collaboratore che non si mostra interessato. Zanella non si arrende. Torna a Tombolo e consegna una terza lettera. È il luglio del 2006. La segreteria di Doris lo chiama e gli fissa un appuntamento. «Questa volta Doris c’era» racconta Zanella. «Mi ha detto: io di telefonia non capisco molto. Ma voglio fidarmi della tua determinazione».
E ha finanziato Zero Mobile con 100 mila euro attraverso due società personali, H Invest eH Equity. Altri 150 mila sono arrivati da Daniele Bortolotti, che è il cognato di Zanella e il titolare di Petrolvilla Group, 400 milioni di ricavi da prodotti petroliferi. Nel 2007, poi, è stato fatto un aumento di capitale fino a 400 milioni. Oggi il 75% di Zero Mobile è in mano alle due società di Doris, il 10% a Petrolvilla Group e il 15% a Zanella. L’azienda ha otto dipendenti e coinvolge una rete di circa 100 agenti. E le sim di Zero Mobile sono in vendita in circa 900 agenzie, più nella rete di Lottomatica. 
Il meccanismo è semplice: Zero Mobile ha un accordo con un operatore di telefonia estone che gli mette a disposizione la piattaforma di roaming internazionale e un sistema («call back») tale per cui la chiamata viene trasformata da internazionale a nazionale. I risparmi arrivano all’85%. E dopo la sim è nato anche lo «Zerofonino», un cellulare dual sim Umts realizzato dalla cinese Techfit (la stessa che produce apparecchi per la Nokia) in cui inserire due card: la prima dell’operatore tradizionale, la seconda di Zero Mobile per i viaggi all’estero. Il business plan prevede 15 milioni di fatturato entro il 2011 e il break even nel 2009. «Gli accordi che abbiamo già in mano ci consentono di pensare che rispetteremo gli obiettivi» dice sicuro Zanella: l’«inventore» vicentino che ha convinto il suo mito dell’infanzia a rischiare con lui.

(Ilaria Molinari)

Luca Ascani
Partire su internet con 10 mila euro
e arrivare a capitalizzare 60 milioni

È del 1979, ma tiene moltissimo a dire che «non ha ancora 30 anni», perché è nato in novembre. Luca Ascani, romano, sventola all’estero la bandiera del talento italiano alla guida di GoAdv, società di servizi d’informazione e di comunicazione, quotata al listino Alternext (Nyse-Euronext) di Parigi, con una capitalizzazione che oggi vale circa 60 milioni di euro. La sua è la classica storia dell’enfant prodige «senza agganci». Non ha una laurea nel cassetto perché, dice a Economy, «ho fatto due anni di giurisprudenza, ma non faceva per me», ed entra nel mondo internet in maniera casuale. Era il 1999 quando, a soli 20 anni, viene reclutato da BuyCentral, società specializzata nella comparazione dei prezzi su internet, per fare uno stage a Parigi. «L’unico punto di forza che avevo era la buona conoscenza della lingua francese» dice. «Ma non ero un patito di computer e anche oggi non so realizzare nemmeno una riga di html».
Essere italiano, invece, gli dà la possibilità nel 2000 di diventare il responsabile del lancio del progetto BuyCentral in Italia: e come partner e amministratore delegato. Quattro anni dopo BuyCentral viene acquisita da Lycos e, nel luglio 2004, Ascani si lancia in un nuovo progetto: la società di servizi d’informazione e comunicazione online GoAdv. Con lui c’è il socio Salvatore Esposito, 34 anni, che dopo BuyCentral ha fatto un’esperienza in Altavista.
Partito con un investimento di 10 mila euro, Ascani è riuscito a crescere sviluppando una società con un fatturato di oltre 18,4 milioni di euro al primo semestre, che si è chiuso il 30 giugno 2008, e uno staff di 100 persone in tutta Europa. La chiusura d’anno è attesa alla fine del febbraio 2009 con un fatturato che gli analisti stimano sui 38 milioni di euro. Ascani ricorda di avere avuto da subito una visione paneuropea per lo sviluppo della sua impresa: «Ho iniziato in Italia, che non è considerata il punto di partenza ideale per avviare un business online: ma sono andato contro gli stereotipi e ho dimostrato che non era solo una possibilità, ma una vera opportunità». Così l’imprenditore ha deciso che la società non si limitasse al mercato italiano e in pochi mesi ha aperto un ufficio nel Regno Unito: «Un anno dopo eravamo attivi in otto Paesi europei e questo ci ha consentito di sviluppare velocemente il business».

Diciassette milioni di utenti. Adesso GoAdv conta su 17 milioni di utenti al mese, con una rete di siti web ad alta visibilità attivi nel Regno Unito, in Germania, Paesi Bassi, Francia, Italia, Spagna, Svezia e Polonia e sedi a Roma, Dublino, Parigi, Manila e Casablanca. La rete include il gruppo di portali generalisti Excite Europe, acquistati subito dopo la quotazione in Borsa;BetterDeals, una serie di siti verticali personalizzati che aiuta gli utenti a sfruttare al meglio le ricerche sul web; e Track Set, società di Pisa che opera nella web analytics, ovvero analizza i percorsi di navigazione degli utenti sui siti.
«Per una crescita reale è di vitale importanza adottare una prospettiva paneuropea e una visione che vada oltre il territorio, specialmente nel mondo internet» dice Ascani che va fiero del fatto di non essere mai ricorso alle banche. «Il nostro sviluppo è sempre stato organico, non ho mai avuto bisogno di investire al di là della liquidità che la mia azienda produceva» dice. La gestione oculata del denaro la ritiene un’eredità familiare: «Ho sempre seguito il prezioso consiglio di mio padre: prima fare profitto e poi investire» dice.
Per questo Ascani procede sempre a piccoli passi, attenendosi a due punti fermi: «rentability and scalability», ovvero il business deve essere in utile e scalare, altrimenti si crea un limite alla crescita. «Momenti difficili ce ne sono stati» ammette «ma lo stress negativo può durare qualche ora, poi bisogna trovare la soluzione, positivizzare sempre».
Un passo fondamentale, però, lo ha fatto due anni fa, cedendo al mondo della finanza con l’ingresso in Borsa. «Siamo stati fortunati perché siamo entrati prima della discesa e abbiamo tenuto bene» dice. La quotazione è avvenuta con un private placement interamente sottoscritto, per 5,5 milioni di euro, dal fondo di private equity Truffle venture.
E l’impatto con la finanza è stato positivo, visto che nel giugno 2008 Ascani è tornato sul mercato con il lancio di un’obbligazione convertibile da 11,5 milioni e scadenza cinque anni, sempre rivolta a investitori istituzionali. «Adesso abbiamo 20 milioni di euro in cassa da investire in acquisizioni e strategicamente nel 2009 ci guarderemo intorno». Per crescere ancora. A piccoli passi.

17.4.08

Non chiamateli magazzini


articolo tratto da http://www.volpescase.it


Una fortuna imprenditoriale è sempre anticipata da una capacità di visualizzazione creativa. L'intuizione, a volte, è superiore alla ragione ed è più grande del sapere.
Nessuna pianificazione, seppure raffinata, potrebbe sostituire un'unica intuitiva scintilla di genialità. Appartiene a questa elite di sognatori e cultori di utopie, anche Luigi Giovanni Carcano. L'imprenditore Varesino, e' infatti colui che, tra lo scetticismo generale, ha importato dagli stati uniti, un semplice quanto innovativo business, il self storage. Stiamo parlando di veri e propri "Hotel delle Cose", strutture extra large a cinque stelle che permettono di riservarsi la propria "suite"(minimo 2,5 metri quadrati fino ad oltre 100 metri quadrati), sicura ed areata, dove riporre tutto ciò che si vuole. Ogni singolo utente è?r dotato, come nei grandi alberghi, di una carta magnetica personalizzata, che gli permette di disattivare l' allarme del proprio spazio e accedere autonomamente e con orari flessibili sei giorni su sette. Il sottofondo di musica classica nei corridoi ampi e illuminati rende ancora più gradevole l'atmosfera. La sicurezza è garantita da telecamere a circuito chiuso, sofisticati sistemi di allarme e da pattugliamenti notturni della vigilanza.
CaSaforte L'hotel delle Cose, offre inoltre, una vasta gamma di servizi accessori, come ad esempio la copertura assicurativa, la vendita dei materiali di imballaggio necessari per conservare i propri beni in deposito e soprattutto il trasloco. l servizio si rivolge per il 60 per cento alle famiglie e single che sono in cerca della casa o la stanno ristrutturando. Il restante 40 per cento è diviso tra commercianti con surplus di magazzino, notai e avvocati che nelle stanze hanno organizzato i loro archivi, studenti fuori sede, associazioni ed istituzioni.
L'invenzione più originale è comunque un'altra: il sistema "Panta Rei"ovvero un self storage a domicilio. Prendendo spunto da Eraclito di Efeso, CaSaforte self storage, ha progettato una serie di contenitori da ben 17 metri cubi, che si muovono su rotaie. Il cubo viene portato al domicilio del cliente, lui lo riempie con calma e dopo qualche giorno tornano a prelevarlo. La sera questi 300 cubi vengo assemblati in un unico "blocco" inaccessibile.
Sicuramente, se 30 anni fa, ci avessero parlato di ricevere a casa una pizza a domicilio, avremmo trovato l'idea tanto innovativa quanto bizzarra, oggi è la regola, e lo sarà anche per il self storage.

6.4.08

Arriva Believing Day, l'evento di formazione outdoor di Believing
















Venerdì 18 Aprile arriva “Believing day - training in action”,
un evento straordinario di formazione outdoor all’interno del nuovissimo parco acrobatico “Adrenalin Zone” di Noicattaro (Bari).
Coordinerà il tutto la bravissima Alessandra Strafile, docente, formatrice aziendale, esperta di motivazione, leadership e team-building e nostra collega al Believing.
Una giornata da dedicare a sè stessi e una iniziativa da condividere con il proprio team, per migliorarne lo spirito di gruppo, ma anche per divertirsi.
Ps: L'invito è aperto a tutti!
;-)

i dettagli dell'evento
il modulo di iscrizione

25.3.08

Well-tech 2008: il premio all''innovazione che migliora la qualità della vita


Si svolgerà a Milano dal 16 al 20 Aprile p.v. Well-Tech Award 2008, premio all’innovazione tecnologica di rilievo internazionale giunto alla settima edizione. Il premio nasce per iniziativa della omonima azienda Well-Tech, società di progettazione e osservatorio all’innovazione tecnologica fondato nel 1999. Ogni anno vengono selezionati sessanta prodotti world wide che si sono distinti per innovazione tecnologica e valori di sostenibilità, accessibilità e qualità della vita. Le categorie spaziano dall’auto, all’elettrodomestico, dai materiali eco-compatibili alle nuove forme di energia rinnovabile.
I Criteri di valutazione vanno dalla riduzione dei consumi, all‘applicazione di materiali ed energie rinnovabili, dalla facilità di utilizzo del prodotto da parte di anziani e disabili alla sicurezza, visibilità e facile comprensione dei componenti, dall‘uso appropriato di tecnologie produttive e materiali, ai valori qualitativi, funzionali e comunicativi del prodotto.

Tra le aziende premiate l'anno scorso segnaliamo CRIM Lab - Scuola Superiore Sant’Anna che ha realizzato Emiloc (nella foto), una capsula robotica ingeribile che renderà l’esame endoscopico una pratica routinaria ed indolore. Quanto basta per parlare di innovazione al servizio del vero progresso.

12.3.08

EcoCamp, la conferenza su ambiente, ecologia e sviluppo sostenibile, Sabato 29 marzo al Believing Cube


Sabato 29 marzo, presso il Believing Cube, a Conversano, dalle 10:00 alle 17:00 si svolgerà ecoCamp, ovvero una (non) conferenza su tematiche legate all’ambiente, l’ecologia, lo sviluppo sostenibile e il consumo critico, nella quale il contenuto delle sessioni sarà proposto e gestito dai partecipanti.

L’evento, che non ha fini di lucro, è organizzato da Carmen Boscolo e da Julius D. Solaris, e prevede la partecipazione a numero chiuso di 100 persone, le quali per parteciparvi possono iscriversi gratuitamente registrandosi sul sito ufficiale della manifestazione http://barcamp.org/ecoCamp

L’evento prevede la realizzazione di varie sessioni di discussione che avranno luogo in diverse aule, su argomenti suggeriti dai partecipanti, i quali fungeranno da promotori e coordinatori delle singole sessioni.

Inoltre è prevista la stesura di un documento di lavoro che verrà successivamente inserito in un`apposita pubblicazione chiamata “ecoCamp@World".

Chiunque potrà prendere la parola per proporre un argomento di discussione e condividere le proprie idee per una giornata nel segno del libero pensiero.

20.2.08

Microcredito: nasce Ritmi, la rete italiana dei piccoli prestiti

Nasce “Ritmi”, Rete Italiana di Microfinanza, Associazione senza fini di lucro che opererà a livello nazionale e sarà la voce di tutti gli operatori italiani della microfinanza.
“Rendere bancabili i non bancabili”: è questo l'obiettivo delle istituzioni di microcredito e microfinanza che operano a livello internazionale. L'esclusione dall'accesso al credito è infatti riconosciuta come uno degli ostacoli principali allo sviluppo umano e alla riduzione della povertà.In Italia, secondo l'ultima stima della Banca Mondiale, il tasso d'esclusione dal credito e da servizi finanziari sostenibili, arriva al 25% della popolazione, una delle quote più elevate dell'Unione Europea.
Il settore italiano della microfinanza è caratterizzato dalla presenza di iniziative ancora piccole e poco conosciute, anche se dinamiche ed in costante crescita. Una delle difficoltà è la mancanza di una regolamentazione che ne favorisca lo sviluppo e la diffusione.La Rete Italiana di Microfinanza, collega istituzioni di microcredito, società di consulenza, centri di ricerca, promotori, investitori. RITMI sarà associata allo European Microfinance Network, la rete europea del settore, ed aperta al dialogo con tutte le istituzioni e organizzazioni impegnate in questo campo.
La rete è impegnata:-a livello politico, dialogando con le istituzioni e le banche, attraverso azioni volte ad incidere sulla legislazione in materia e ad aumentare la flessibilità dei prodotti finanziari offerti;-a livello operativo, mettendo in comune le esperienze acquisite, attraverso la creazione di banche dati comuni e la condivisione di servizi e strumenti.

15.2.08

Venture Community Assolombarda

La Venture Community dei Giovani Imprenditori Assolombarda è il primo progetto ideato e sviluppato da un’associazione confindustriale per favorire direttamente la nascita di nuove imprese. La Venture Community vuol essere un punto di incontro per imprenditori che vogliono trovare soci industriali e/o finanziari per lo sviluppo della propria impresa. Oppure per fondi di venture capital, private equity e business angel in cerca di nuove opportunità di investimento.

7.12.07

Believing, l'incubatore italiano di imprese innovative

ecco l'ultima intervista rilasciata al portale Ufficiarredati

Innovazione e creatività sono i primi biglietti da visita di Gianfranco Chiarappa: in questa intervista ricca di acuti spunti di analisi, emergono poi passione e intelligenza di un imprenditore che sa guardare oltre i confini.

Gianfranco Chiarappa, lei oltre ad essere parte attiva di Uffici Arredati, è ideatore e proprietario di Believing, un incubatore di imprese. Di che cosa si tratta?

Believing è un’idea molto originale nel campo dell’innovazione di impresa.
Sviluppiamo vari progetti imprenditoriali altamente innovativi mettendo a disposizione per ognuno servizi e capitali iniziali, affidando al management la gestione del progetto.
Realizziamo il processo di start up portando avanti contemporaneamente più imprese, in settori diversi tra loro.
Quindi diverse organizzazioni in un unico contenitore, il Believing.
I progetti su cui stiamo attualmente lavorando vanno dal settore informatico, all’agroalimentare, ai media, ai servizi alle imprese.
Le nostre idee non provengono solo dal nostro centro, ma perlustriamo anche tutto il territorio italiano per cercare nuove idee e nuovi imprenditori.

Quanto dura, indicativamente, un periodo di incubazione?

Dipende. Lavoriamo attraverso uno strumento che si chiama: il “portafoglio dell’innovazione”, ovvero una cartella virtuale all’interno della quale vi sono le idee, i progetti e nuove ventures.
Le idee allo stato “grezzo” vengono inserite dallo staff di Believing o portate dall’esterno.
Quelle meritevoli potranno essere messe alla prova nel mercato.
Realizziamo una prima sperimentazione che può durare 6-12 mesi; possiamo così trarre indicazioni importanti che ci consentono di continuare il progetto, o addirittura di decidere di sospenderlo.
Infatti se il presupposto base viene a mancare si può sospendere il progetto attuando una strategia di uscita soft dal mercato.
I progetti che superano la fase “beta” passano poi a livello di impresa, ovvero allo stato di nuove ventures.
In questa fase si cercano i partner finanziari per aumentare e capitalizzare le risorse e si determinano i premi di partecipazione per il management.

In una sua affermazione leggo:’ Per dare il meglio di sé è necessario che ognuno trovi la propria missione di vita. La mia missione è quella di aiutare individui e organizzazioni a trovare la loro. Guidare le persone verso traguardi impossibili, vivere gli insegnamenti cristiani, creare valore aggiunto per l’umanità, far nascere un mondo al quale gli altri desiderino appartenere..’
Insegnamenti cristiani , uniti alla storia millenaria della sua regione e innovazione; tradizione e innovazione sono concetti coniugabili nel concetto di impresa?

Sicuramente. Le imprese non possono più lavorare solo per il profitto.
C’è sempre una rinnovata attenzione all’etica di impresa, che significa anche rispetto per l’ambiente e sviluppo delle risorse umane della propria organizzazione.
Tuttavia se questi “temi” li si considera come leve di marketing con il solo scopo di un maggior guadagno, i risultati saranno di breve periodo.
L’impresa deve essere pensata come impresa sociale, capace di fare del bene, di migliorare il modo in cui la gente vive, pensa e lavora; accanto al profitto vi deve essere spazio anche per l’uomo.
L’impresa deve avere un’anima.

Il tempo gioca sempre a favore delle persone di grande intelligenza. Infatti a 29 anni lei è imprenditore e consulente a sua volta di imprese; intelligenza e, cos’altro la contraddistingue?

La passione verso l’impresa. La passione è contagiare gli altri. In Believing si respira l’entusiasmo e la passione proprio perché, spesso, sviluppiamo cose che vanno oltre la nostra immaginazione; stiamo costruendo una sorta di rivoluzione silenziosa.
La creatività non è solo fantasia,ma è porsi obiettivi e saperli realizzare; così la sua creatività ha giocato un ruolo fondamentale della creazione di questo business

Mi potrebbe dare una dimostrazione della sua creatività? Per esempio se avesse una bacchetta magica quale servizio o prodotto nuovo sul mercato crerebbe?

Quelli che già stiamo incubando ;-)
Believing Cube è uno di questi. E’ un business center innovativo, che offre ambienti di lavoro pronti per l’uso per mobile workers, microimprese e liberi professionisti.
Nella prima sede in Puglia mettiamo a disposizione Uffici arredati e attrezzati, Sale per riunioni, formazione e conferenze, showroom e servizi di domiciliazione che consentono di essere immediatamente operativi e flessibili nello sviluppare la propria impresa.
Tutto questo mettendo le persone e le idee presenti nel Cube in relazione tra di loro.
Insediarsi nel Believing Cube significa coniugare la flessibilità delle piccole organizzazioni con le economie di scala tipiche delle grandi. Di qui la nostra partnership con ‘Uffici Arredati’.

Della classe imprenditoriali italiana si parla di mancanza di responsabilità sociale, di povertà morale e poca innovazione.Lei che gestisce e sviluppa progetti d’impresa cosa ne pensa dell’attuale classe imprenditoriale?
L’imprenditore italiano in cosa è carente?

Penso che vi siano ‘’eccellenze’’ che sono però nascoste dalla massa; la situazione in Italia è un po’ particolare.
L’Università attuale non forma l’imprenditore tipico italiano, bensì forma manager con un bagaglio tecnico applicabile in contesti di medio-grandi imprese.
L’ Italia invece è fatta di microimprese, piccole aziende con 3/4 dipendenti, i cui imprenditori hanno fatto sul campo il loro “Master in Business Administration”.
L’imprenditore italiano è un imprenditore che si rimbocca le maniche, operativo e pratico, che applica la creatività tutta italiana alla risoluzione dei problemi, ogni giorno.

L’impresa è l’oggettivazione delle capacità intellettuali e morali di chi l’ha creata, di chi la fa fiorire, di chi la governa.
Invece per lei, l’imprenditore è la propria azienda o ha la propria azienda?

E’ la propria azienda; io poi la vivo come estensione dei miei valori.Believing nasce infatti dopo un periodo di profonda riflessione, per questo mi è facile identificarmi in questo progetto.
Infatti è necessario che le persone conoscano il mio spirito,in modo da considerare positivamente poi le iniziative imprenditoriali che partono da Believing.
Personalmente a livello di impresa, mi ispiro a modelli che non sono italiani, come Stelios di Easyjet o Richard Branson di Virgin, che riuniscono al loro interno progetti imprenditoriali diversi fra loro, accomunati da una Brand che li rappresenta.

Ad un professionista come lei, non posso non chiedere se ha dei suggerimenti per il network di ‘Uffici Arredati’..

La grande possibilità con Uffici Arredati è aprire il mercato di coloro che sono mobile workers e delle micro-imprenditorialità che necessitano di spazi.Infatti se si riuscirà a far comprendere i vantaggi economici e relazionali che derivano dall’affidarsi ad un business center, si aprirà un mercato enorme. Quindi vedo come Uffici Arredati come portatore di soluzioni logistiche per le imprese.

27.11.07

La Silicon Valley premia 7 start-up italiane

Articolo tratto da "Il sole 24 ore"
Una "business plan competition" per far emergere sette idee italiane. Obiettivo: incontrare investitori e imprese della Silicon Valley per sviluppare la cultura imprenditoriale e, si spera, stimolare gli investimenti.
Sono questi gli obiettivi di Mind the Bridge, iniziativa ideata e proposta da Marco Marinucci, italiano, Executive for Strategic Partnerships and Content Acquisition di Google Inc., che ha ottenuto l'adesione di diverse associazioni attive nello sviluppo dell'imprenditoria e il supporto diretto di Ronald P. Spogli, Ambasciatore USA in Italia, che sul sito http://www.mindthebridge.org/ ha lasciato una sua testimonianza in video.
Non c'è un vero e proprio premio in denaro per le idee che verranno premiate, ma si sta costituendo un piccolo fondo per coprire le spese di viaggio in Silicon Valley agli imprenditori prescelti.
L'iniziativa offrirà anche supporto in termini di conoscenza, grazie a un piano di "mentorship".
Imprenditori e professionisti esperti, infatti, si metteranno a disposizione dei finalisti per aiutarli a migliorare le loro idee e le loro presentazioni, in prospettiva del tour in Silicon Valley.
I business plan devono essere presentati entro il 21 Dicembre 2007 tramite il sito http://www.mindthebridge.org/. L'Ambasciatore Spogli annuncerà i vincitori in un evento che si terrà in Silicon Valley il 10 gennaio 2008.

16.11.07

Che cosa è un incubatore d'impresa?

Vai su Believing People per aprire un post sull'argomento

Quando si parla di incubatori d'impresa è evidente che la definizione di cosa siano e come possono essere utili agli imprenditori è ancora ai più non chiara.

Proverò a chiarire allora l'argomento, utilizzando una sintesi della splendida spiegazione che si fa in questo post del blog http://www.blueberrypie.it/

"Gli incubatori sono aziende (o divisioni di aziende) che raccolgono le idee imprenditoriali stimate ad alto potenziale di ritorno economico, ma non ancora pronte per essere massicciamente finanziate.
Il concetto di incubatore è molto simile a quello di "laboratorio" o centro di ricerca, dove gli scienziati si impegnano ad analizzare, definire e interpretare la realtà sulla base di criteri rigorosi e coerenti.

Si parte da un'idea, si formula un'ipotesi e su di essa si imposta un'indagine speculativa o sperimentale, che dovrebbe confermarla o negarla.
Le probabilità che un'idea si trasformi in una scoperta scientifica rivoluzionaria, sono molto basse, ma vale comunque la pena sperimentare, poiché in caso di successo, i benefici ricompenseranno di tutti gli sforzi compiuti e faranno dimenticare i tentativi falliti.
Un team composto da managers qualificati accompagna l'imprenditore nella realizzazione della business idea.

Negli incubatori non lavorano scienziati, ma managers con elevate competenze in strategia aziendale, marketing, finanza, contabilità direzionale e soprattutto che condividono un profondo interesse per le imprese innovative.
Come gli scienziati che lavorano nei centri di ricerca, anche i managers, che operano all'interno di un incubatore, partono da un'idea, la studiano, la analizzano e la sperimentano.
L'obiettivo di un incubatore non è però effettuare una scoperta scientifica o identificare una nuova legge fisica, ma far nascere e crescere imprese ad alto tasso di sviluppo (tipicamente nei settori dell'informatica, delle biotecnologie, dei servizi del terziario avanzato).
Essi analizzano le idee di business per vagliarne la fattibilità tecnica, economica e finanziaria.
Se le idee supereranno questo primo esame, l'incubator si impegnerà a seguire le successive fasi di sviluppo dell'azienda per accelerare (da qui il nome di "acceleratori") il più possibile la crescita dell'impresa.
Gli incubatori, mettendo a disposizione degli imprenditori l'esperienza e la preparazione dei loro team di consulenti, consentono alle aziende di portare la propria attività in Rete in modo efficace e soprattutto veloce.

E' proprio la rapidità, con cui un'idea di business viene trasformata in una impresa, uno dei fattori che contraddistingue il successo degli incubatori.
Da un lato, chiunque ritiene di avere un'idea imprenditoriale vincente, attraverso e grazie agli incubatori, può avvicinarsi, senza grandi complicazioni, ai potenziali finanziatori.
Dall'altro, l'incubatore svolge una funzione selettiva delle idee, semplificando il lavoro di chi concede finanziamenti.

Avviare una impresa ad alo contenuto di innovazione comporta molti rischi a fronte di potenziali ricavi futuri molto elevati.
Chi effettua investimenti, specialmente nei settori della new economy e a maggior ragione finanziando 'startup', cioè aziende ancora in fase di lancio, non è sicuramente avverso al rischio, anzi...
Tuttavia gli investitori non sono nemmeno degli sprovveduti, disposti a concedere prestiti e capitali a chiunque si presenti con un'idea imprenditoriale!
Per gli investitori è, quindi, indispensabile:
valutare la proposta ricevuta o l'idea prospettata;
valutare l'imprenditore o il gruppo di imprenditori che si propongono;
individuare la portata del proprio ruolo nel progetto;
quantificare l'ammontare dell'investimento da effettuare. Purtroppo, gli investitori non dispongono delle competenze e della struttura organizzativa necessarie per effettuare questo tipo di indagine.

Nasce così l'esigenza di delegare questa attività ad una azienda, l'incubatore, che faccia anticamera ai progetti da finanziare, che sia in grado di rispondere alle tante richieste di investimento provenienti dal mercato e ne valuti l'affidabilità complessiva. "

puoi leggere l'articolo originale cliccando qui

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25.10.07

Sony sviluppa batterie allo zucchero


post tratto da Tecnomagazine

Sony ha dichiarato di aver sviluppato delle batterie a base di zucchero.
Attraverso una soluzione a base di glucosio la casa nipponica è in grado di generare l’elettricità necessaria per alimentare un lettore musicale con un paio di speaker.
L’involucro esterno di questo dispositivo è stato realizzato con plastica vegetale e misura 3.9 cm cubici.
L’energia generata, 50mW, viene prodotta dalla sintesi degli enzimi.
Gli elettroni e gli ioni di idrogeno estratti dalla soluzione di glucosio seguono due strade: gli ioni di idrogeno passano attraverso una membrana separatrice per giungere al catodo dove assorbono ossigeno dall’aria per produrre acqua come sottoprodotto.
Il settore logicamente è ancora in via di sviluppo, ma Sony ha fatto intendere che alla data di lancio non manca poi così molto, e chissà se magari per ricaricarle basteranno due cucchiani di zucchero come per il caffè!

8.10.07

La sveglia-cuscino per svegliarsi dolcemente


post tratto da Tecnomagazine


La sveglia è sempre un tormento e suona sempre immancabilmente troppo troppo presto. Una soluzione in embrione per un risveglio più soft era già stata proposta dal designer Meng Fandi con la sveglia vibrante ma ora ne hanno studiata un’altra ancora più soft e ugualmente efficace.
Per dare un’idea di quanto naturale sia il risveglio, basti pensare che si tratta di una sveglia-cuscino. Si imposta l’ora desiderata attraverso un’interfaccia molto semplice posta su un lato della stessa e poi si va a nanna. E dopo?
Il cuscino riconosce le varie fasi del sonno e si autoregola per cominciare a “suonare” 45 minuti prima dell’orario scelto. Da quei 45 minuti il cuscino comincerà ad emettere una lieve luminosità che diventerà sempre più intensa con l’avvicinarsi dell’ora di svegliarsi, simulando una vera aurora e portare l’organismo a prepararsi naturalmente al risveglio.
Grazie a questa tecnologia non invadente, è indicato per tutti, indipendentemente dal sonno più o meno profondo. Si tratta ancora di un concept purtroppo e non si sa quando vedrà la luce (è proprio il caso di dirlo) in Europa.