26.12.05

Il futuro dei brand

C'è stato un breve momento in cui la crescita degli hard discount ha indotto qualcuno a "decretare " la fine delle marche.
L'evidenza ci ha mostrato che in un'era della complessità caratterizzata da sovraffollamento e ipercompetizione la presenza dei brand è (e sarà sempre di più) centrale nelle scelte dei consumatori di qualunque prodotto o servizio.
Non è quindi (secondo me) in discussione l'importanza delle marche, ma il loro "ruolo" è sicuramente in profonda trasformazione.Sono anni che lo cito, perchè lo ritengo assolutamente attuale, il decalogo sul brand, scritto da Marc Gobè, grande comunicatore e teorico dell'emotional branding.Lo riporto qui interamente, scusandomi con chi lo avesse già letto in un altro mio articolo o post.Posso solo dirvi che questo decalogo avrei voluto scriverlo io, tanto lo condivido.
1.Da consumatori a individui (i consumatori acquistano, gli individui vivono)
2.Da prodotti ad esperienze (i prodotti soddisfano i bisogni, le esperienze soddisfano i desideri)
3.Dall’onestà alla fiducia (l’onestà è scontata, la fiducia deve essere guadagnata sul campo)
4.Dalla qualità alla preferenza (la qualità è il cosa, la preferenza è il come)
5.Dalla notorietà all’aspirazione (essere conosciuti non vuol dire essere scelti)
6.Dall’identità alla personalità (identità è essere riconosciuti, personalità è avere carattere e carisma)
7.Dalla funzionalità al sensorial design (la funzionalità è una qualità di superficie, il sensorial design è la progettazionedell’ esperienza
8.Dall’ubiquità alla presenza emozionale (l’ubiquità è essere visti, la presenza emozionale è essere percepiti)
9.Dalla comunicazione al dialogo (comunicare significa dire, dialogo significa condividere)
10.Dal servizio alla relazione (il servizio è vendita, la relazione è riconoscimento)
Se un brand non saprà creare nuovi significati per i propri pubblici è destinato a essere marginalizzato.

19.12.05

Il portafoglio dell’innovazione

'La volontà nel perseverare rappresenta sovente la differenza tra fallimento e successo'
David Sarnoff

Credo che la possibilità che un'azienda abbia di creare nuova ricchezza sia direttamente proporzionale al numero di idee portate avanti e al numero di esperimenti avviati.
Per fare questo, più si ha la possibilità e si dà l'opportunità di condividere idee e progetti e di affidarli alle persone più in grado di portarli avanti, tanto più 'i talenti' all'interno di un'azienda cominciano a fare il loro 'vero' lavoro: pensare responsabilmente.
So che molti di voi si stanno chiedendo: 'Beh, Gianfranco ha senz'altro ragione, ma come è possibile portare tutto questo nel concreto, nella vita di tutti giorni, e soprattutto nel nostro contesto aziendale?
''Un cammino di 1000 chilometri inizia con il primo passo......"
All’interno del mio incubatore, il Believing Lab, il mio primo impegno è stato quello di creare una cultura che desse continuamente spazio a quelle idee in grado di fare la differenza nel modo in cui la gente vive, pensa, lavora.
Aggiungo: fare questo a volte è significato andare controcorrente, con tutti i rischi che ciò ha comportato.
So che questo cammino incontra delle questioni e delle problematiche culturali (e non solo) da affrontare prima che il cambiamento possa esssere reso reale e duraturo, come so anche delle opportunità e dei traguardi che in questo modo si possono raggiungere.
Il mio consiglio è di creare tra le cartelle in condivisione all’interno della vostra rete aziendale, una nuova cartella chiamata 'il portafoglio dell'innovazione'.
Qui potreste sistemare una “cartella delle idee”, che farà da contenitore a nuovi concetti di business, a suggerimenti per rendere il posto di lavoro più efficiente, a idee su una campagna pubblicitaria a un nuovo sito internet interessante.
Date l’opportunità ai membri del vostro team/gruppo di lavoro di sentirsi liberi di riempirla.
Create poi un’altra cartella, quella degli “esperimenti – iniziative”, che sulla base di quelle idee deciderete di intraprendere.
Sono convinto che l’obiettivo potrà essere raggiunto con più facilità se potrete contare sull’apporto di idee e di pareri di ognuno.
Non è possibile pensare ad una solitudine di pensieri laddove le aziende necessitano invece di un lavoro di equipe pur svolto in differenti ruoli e compiti.
Soltanto con un dialogo concreto e schietto e con una comunicazione mirata si può pilotare la nave in porti tranquilli capaci di far diventare realtà le idee di vita lavorativa che, sicuramente, tutti sognamo da tempo.
Lasciatemelo ripetere:
'Un cammino di 1000 chilometri inizia con il primo passo......'

Attendo i vostri commenti.
Gianfranco.
Basta col Made in Italy…
E’ ora del Thought in Italy.
di Fulvio Zendrini da www.lagrandeagenzia.it

Allora….
Se c’è una cosa che è certa, è che ci stanno fregando sul tempo.
Inutile negarselo e negarlo…dapprima i giapponesi, e ora coreani, cinesi, indiani e quant’altri ci stanno fregando sul terreno della competitività, del time to market, del rapporto qualità prezzo.
Abbiamo il nostro bel dire a riempirci la bocca di parole come dazi, limiti, gabelle….
Il mondo è uno, ragazzi, non puoi chiudere le frontiere!
E anche la pur giusta considerazione che in quei paesi le leggi sono molto più permissive, i sindacati inesistenti, le regole sulla sicurezza sul lavoro ridicole…lasciano il tempo che trovano…
Tant’è…a casa mia sta iniziando a entrare la seta cinese, fra un po’ entrerà l’aspirapolvere, il computer , l’automobile…e via così.
E allora ? Che fare ?
Beh…intanto, se questi “corrono” più di noi, buona regola di buon senso dice di provare a vedere se, visto che corrono così, riusciamo ad attaccarci a loro.
Invece di combattere contro chi ha più munizioni e “banda” di noi…proviamo a vedere se, su basi serie e precise, si riesce a costruire delle alleanze, della cooperazione.
Anche loro, in fondo, non conoscono la lingua, gli usi, il territorio…hanni isogno di “interpreti”, “guide”, “Virgili”….
E poi…facciamo anche noi lo stesso da loro, entriamo in questi straordinari mercati fatti di milioni di persone che aspettano i nostri prodotti e i nostri marchi …
Facile ?
No, certo…
Bisogna alzarsi dalla comoda poltrona di casa nostra, dove finora ci siamo rintanati, e andare sul campo di battaglia…come hanno fatto gli Zegna, i Ferravamo, come dovrebbero fare tutti quelli che hanno un marchio di “valore” da vendere attraverso i loro prodotti.
Ed è proprio qui che cambia la logica…fino ad oggi abbiamo venduto prodotti con un marchio sopra….e su questo campo, ora, siamo quasi sconfitti.
Perché devo comperare una straordinaria lavastoviglie italiana a 500 Euro quando una coreana con 10.000 diavolerie in più mi costa 400 degli stessi euro ?
Per la sua qualità ?
Perché è fatta in Italia ?
…ma cos’è…siamo tornati agli anni 30 e al “compra italiano per il bene della patria” ? …suvvia, è passato il millennio !
E allora perché dovrebbero comperare i nostri prodotti in Cina, in India, in Giappone , in Corea ?
Beh…per la stessa ragione che comperano Louis Vuitton, Chanel, Maerati, Ferrari, e chi più ne ha più ne metta….perché i nostri prodotti non sono (e in realtà non sempre e totalmente lo sono) FATTI in Italia…ma sono certamente PENSATI da noi.
Non è certo solo la qualità dei prodotti cheil mondo ci invidia….quella è la base di ogni business…
Ma il vero valore aggiunto della pizza napoletana, della pasta italiana, del caffè nostrano, delle automobili sportive, dei vestiti di firma, delle scarpe, dell’olio e del vino…non è il loro contenuto organolettico, non è il loro peso, la loro resistenza all’uso, il loro rapporto qualità/ prezzo…
No.
Indiani, Cinesi, Giapponesi e Coreani comperano la stessa cosa che hanno comperato per decenni Americani, Francesi, Inglesi, Tedeschi e Australiani…
Attraverso i nostri prodotti, comperano il nostro sole, i sorrisi delle nostre donne, il cuore vibrante dei nostri uomini, il sapore del nostro mare e della nostra terra, …insomma…comperano quello che con una straordinaria parola italiana definiamo con un lemma che dice in un colpo solo colore, musica, sole, sorriso, pace, felicità….l’Italia è pane, amore e….FANTASIA.
E allora vendiamogliela cara questa nostra FANTASIA, portiamogli la nostra anima, ma siamone consci…ricordiamocene il valore.
E smettiamola di riempirci la bocca di Made in Italy…..
Viva il Tought in Italy….viva la Fantasia imprenditoriale di chi ogni giorno, in questo fantastico paese, come diceva Giorgio Gaber…”mangia” la sua idea.
Solo con il cuore ce la faremo.
Solo così vinceremo la sfida.

16.12.05

18 massime per investire meglio nei progetti d’impresa

Moltissimi di voi mi chiedono se utilizzo delle regole per i miei investimenti. Detto fatto. Pronti? Via.

IDEE e ANALISI
1 Imparate a seguire un filo evolutivo delle tecnologie, delle tendenze e dei mercati.
2 Cercate aziende che realizzino le vostre speranze per il futuro.
3 Non innamoratevi mai della societa’ di cui avete azioni.
PRIMA DI INVESTIRE
4 Ricordatevi di stabilire quanto potete rischiare.
5 Chiedetevi quanto credete nel progetto e nel suo capo.
6 Domandatevi per quanto tempo siete disposti ad investire.
7 Non cominciate mai con una somma troppo elevata su un singolo progetto.
8 Non investite in due progetti concorrenti. Scegliete.
DURANTE L’INVESTIMENTO
9 Non abbiate fretta di veder crescere le vostra azienda.
10 Non abbiate paura se il progetto non fa utili e peggio produce perdite. Fissate una perdita massima.
11 Non investite ulteriormente se le vostre societa’ continua a perdere.
12 Investi ulteriormente se gli utili della vostra societa’ salgono decisamente.
13 Se vi viene voglia di vendere tutto, vendete la meta’.
14 Se vi viene voglia di investire molto, investite la meta’.
15 Controllate ogni tanto se cio’ che vi ha spinto ad investire c’e’ ancora.
16 Non cercate di precedere il mercato.
17 Non cercate di vendere al massimo spinti dall’avidita’.
18 Non cercate di comprare al minimo spinti dall’avarizia.

25.11.05

I have a dream!
tratto da Finanzaworld di Francesco Carlà (WWW.FINANZAWORLD.IT)
Ho fatto un sogno. Internet era diventataun'aspirapolvere gigantesca e si accaniva su tuttigli orrori della società industriale.Doveva avere un miliardo di watt perché succhiava velocissimafabbriche decotte e impianti d'inquinamento. Ingoiavacome una furia, aspirava discariche e veleni sparsinell'aria. In pochi secondi ripuliva due o tre secolidi modernità industriale.Un'ora dopo era tutto finito, il cielo era di nuovoblu e molti si erano messi a pescare nei fiumi dellecitta'. Qualcuno aveva visto perfino trote saltellare.E non l'avevano nemmeno sottoposto a perizia psichiatrica.La Terraferma aveva proprio un'aria migliore : nonl'avevo mai vista così. Neanche in tv.E il sogno continuava.
Internet-aspirapolvere stavoltase la prendeva con la burocrazia. Succhiava fortenegli uffici postali e sparivano i libroni delleraccomandate. Aggrediva il catasto, dissolvendo secolidi pratiche. Osava perfino avventurarsi nelle scuole,divorando milioni di pagelle ed esami. Tutto finito.Digitalizzato.Un sogno bellissimo. Ora toccava alle automobili.Catalizzate o no l'aspiraNet non si faceva commuovere:nebulizzava utilitarie e fuoriserie, assorbivabenzinai e gommisti. Agli elettrauto era toccato perultimi. Forse per via di un qualche sussulto diemozione di fronte all'antenato e all'elettricità.Era un sogno lunghissimo. Alla fine la Terraferma aveval'aria di uno di quei posti per le vacanze assolute:tutto bianco, lindo, senza rumore.
Vacanze in cittàsenza ferragosto.Via le industrie inquinanti, via le auto assordanti,via la burocrazia ossessionante, via le code, viale file, via le poste dell'ottocento, via tutto.Erano spariti due secoli interi, due secoli utilima pure alienanti, sporchetti e inquinanti.Solo che a questo punto mi sono svegliato.Sono sveglio, ma il sogno dell'aspiraNet ce l'ho ancora.Eccolo il mio sogno:-Internet che ammazza l'inquinamento perché uccide le aziendeche lo producono. Moriranno perché fanno cose che non servonopiù. Nessuno le compra. Nessuno le produce. Fine.-Internet che uccide la burocrazia. Essere efficienti è cosìfacile con la Rete che ci riusciranno perfino negli uffici.
E se non ci riusciranno poco male: ne faremo a meno lo stesso.-Internet che azzera la carta, tiene tutto in Rete, salva glialberi. Chi ha bisogno di possedere la conoscenza quando puòaverla in due memorie: la sua cultura e quella on line.-Internet che ci rende ubiqui, un po' onniscienti, velocissimi.Moltiplica le idee, le fa viaggiare veloci e gratis. Azzerai vantaggi consolidati, annulla le rendite di posizione.In piedi, seduti e sdraiati: Internet dappertutto.Siamo tutti svegli. E Internet esiste sul serio.E sta crescendo la Finanza Democratica. Meno male.

15.11.05

Valuta il tuo quoziente di intelligenza imprenditoriale

Pronto a far partire il prossimo Google?
Collegandoti a questo sito potrai valutare le tue capacità imprenditoriali:
http://web.tickle.com/tests/entrepreneurialiq/authorize/register.jsp?url=%2Ftests%2Fentrepreneurialiq%2Findex.jsp

12.11.05

Benvenuti nel Blog di Believing.

Quello che state per leggere è il mio diario di viaggio nel mondo delle idee d’impresa dal forte potenziale. In questo blog potrete leggere le mie analisi, i miei commenti, avere consigli per creare ed investire in idee d’impresa innovative.

Potrete essere protagonisti di un’ autentica rivoluzione.

Seguo con sviscerata passione le storie d’oltreoceano di ragazzi in jeans e maglietta che si trovano catapultati in un batter d’occhio all’attenzione dei mass media mondiali, per il “solo” fatto di aver creato, molto spesso dal nulla, un software, un sito internet, un servizio, un impresa esplosiva.
E’ successo a Bill, Steve, Larry, Michael qualche anno fa, più recentemente a Sergey, Larry, David, Jerry, Janus e Niklas.
Ho analizzato i cambiamenti che le nuove tecnologie digitali e i nuovi media hanno portato nel business e nella vita delle persone. Li conosco bene, e non solo per sentito dire. Ma basta con le presentazioni e passiamo all’azione.

Questo blog nasce per dare spazio alle idee. Le vostre, le mie. Non importa quanto pazzesche possano sembrare.
Nasce per dar spazio alle persone irragionevoli, alle persone che cambiano il mondo. A coloro che adattano il mondo alle proprie idee, alla propria visione.

Per questo motivo un anno fa ho creato il Believing, incubatore di startup innovative, nato per accellerare lo sviluppo delle imprese dal maggior potenziale.
Il mio impegno è di poter dar vita a quelle idee che facciano la differenza nel modo in cui la gente vive, pensa, lavora.
Convinto di mettere i più innovativi strumenti e le più innovative tecniche
al servizio delle persone che possano rendere possibile tutto questo.