19.12.05

Il portafoglio dell’innovazione

'La volontà nel perseverare rappresenta sovente la differenza tra fallimento e successo'
David Sarnoff

Credo che la possibilità che un'azienda abbia di creare nuova ricchezza sia direttamente proporzionale al numero di idee portate avanti e al numero di esperimenti avviati.
Per fare questo, più si ha la possibilità e si dà l'opportunità di condividere idee e progetti e di affidarli alle persone più in grado di portarli avanti, tanto più 'i talenti' all'interno di un'azienda cominciano a fare il loro 'vero' lavoro: pensare responsabilmente.
So che molti di voi si stanno chiedendo: 'Beh, Gianfranco ha senz'altro ragione, ma come è possibile portare tutto questo nel concreto, nella vita di tutti giorni, e soprattutto nel nostro contesto aziendale?
''Un cammino di 1000 chilometri inizia con il primo passo......"
All’interno del mio incubatore, il Believing Lab, il mio primo impegno è stato quello di creare una cultura che desse continuamente spazio a quelle idee in grado di fare la differenza nel modo in cui la gente vive, pensa, lavora.
Aggiungo: fare questo a volte è significato andare controcorrente, con tutti i rischi che ciò ha comportato.
So che questo cammino incontra delle questioni e delle problematiche culturali (e non solo) da affrontare prima che il cambiamento possa esssere reso reale e duraturo, come so anche delle opportunità e dei traguardi che in questo modo si possono raggiungere.
Il mio consiglio è di creare tra le cartelle in condivisione all’interno della vostra rete aziendale, una nuova cartella chiamata 'il portafoglio dell'innovazione'.
Qui potreste sistemare una “cartella delle idee”, che farà da contenitore a nuovi concetti di business, a suggerimenti per rendere il posto di lavoro più efficiente, a idee su una campagna pubblicitaria a un nuovo sito internet interessante.
Date l’opportunità ai membri del vostro team/gruppo di lavoro di sentirsi liberi di riempirla.
Create poi un’altra cartella, quella degli “esperimenti – iniziative”, che sulla base di quelle idee deciderete di intraprendere.
Sono convinto che l’obiettivo potrà essere raggiunto con più facilità se potrete contare sull’apporto di idee e di pareri di ognuno.
Non è possibile pensare ad una solitudine di pensieri laddove le aziende necessitano invece di un lavoro di equipe pur svolto in differenti ruoli e compiti.
Soltanto con un dialogo concreto e schietto e con una comunicazione mirata si può pilotare la nave in porti tranquilli capaci di far diventare realtà le idee di vita lavorativa che, sicuramente, tutti sognamo da tempo.
Lasciatemelo ripetere:
'Un cammino di 1000 chilometri inizia con il primo passo......'

Attendo i vostri commenti.
Gianfranco.
Basta col Made in Italy…
E’ ora del Thought in Italy.
di Fulvio Zendrini da www.lagrandeagenzia.it

Allora….
Se c’è una cosa che è certa, è che ci stanno fregando sul tempo.
Inutile negarselo e negarlo…dapprima i giapponesi, e ora coreani, cinesi, indiani e quant’altri ci stanno fregando sul terreno della competitività, del time to market, del rapporto qualità prezzo.
Abbiamo il nostro bel dire a riempirci la bocca di parole come dazi, limiti, gabelle….
Il mondo è uno, ragazzi, non puoi chiudere le frontiere!
E anche la pur giusta considerazione che in quei paesi le leggi sono molto più permissive, i sindacati inesistenti, le regole sulla sicurezza sul lavoro ridicole…lasciano il tempo che trovano…
Tant’è…a casa mia sta iniziando a entrare la seta cinese, fra un po’ entrerà l’aspirapolvere, il computer , l’automobile…e via così.
E allora ? Che fare ?
Beh…intanto, se questi “corrono” più di noi, buona regola di buon senso dice di provare a vedere se, visto che corrono così, riusciamo ad attaccarci a loro.
Invece di combattere contro chi ha più munizioni e “banda” di noi…proviamo a vedere se, su basi serie e precise, si riesce a costruire delle alleanze, della cooperazione.
Anche loro, in fondo, non conoscono la lingua, gli usi, il territorio…hanni isogno di “interpreti”, “guide”, “Virgili”….
E poi…facciamo anche noi lo stesso da loro, entriamo in questi straordinari mercati fatti di milioni di persone che aspettano i nostri prodotti e i nostri marchi …
Facile ?
No, certo…
Bisogna alzarsi dalla comoda poltrona di casa nostra, dove finora ci siamo rintanati, e andare sul campo di battaglia…come hanno fatto gli Zegna, i Ferravamo, come dovrebbero fare tutti quelli che hanno un marchio di “valore” da vendere attraverso i loro prodotti.
Ed è proprio qui che cambia la logica…fino ad oggi abbiamo venduto prodotti con un marchio sopra….e su questo campo, ora, siamo quasi sconfitti.
Perché devo comperare una straordinaria lavastoviglie italiana a 500 Euro quando una coreana con 10.000 diavolerie in più mi costa 400 degli stessi euro ?
Per la sua qualità ?
Perché è fatta in Italia ?
…ma cos’è…siamo tornati agli anni 30 e al “compra italiano per il bene della patria” ? …suvvia, è passato il millennio !
E allora perché dovrebbero comperare i nostri prodotti in Cina, in India, in Giappone , in Corea ?
Beh…per la stessa ragione che comperano Louis Vuitton, Chanel, Maerati, Ferrari, e chi più ne ha più ne metta….perché i nostri prodotti non sono (e in realtà non sempre e totalmente lo sono) FATTI in Italia…ma sono certamente PENSATI da noi.
Non è certo solo la qualità dei prodotti cheil mondo ci invidia….quella è la base di ogni business…
Ma il vero valore aggiunto della pizza napoletana, della pasta italiana, del caffè nostrano, delle automobili sportive, dei vestiti di firma, delle scarpe, dell’olio e del vino…non è il loro contenuto organolettico, non è il loro peso, la loro resistenza all’uso, il loro rapporto qualità/ prezzo…
No.
Indiani, Cinesi, Giapponesi e Coreani comperano la stessa cosa che hanno comperato per decenni Americani, Francesi, Inglesi, Tedeschi e Australiani…
Attraverso i nostri prodotti, comperano il nostro sole, i sorrisi delle nostre donne, il cuore vibrante dei nostri uomini, il sapore del nostro mare e della nostra terra, …insomma…comperano quello che con una straordinaria parola italiana definiamo con un lemma che dice in un colpo solo colore, musica, sole, sorriso, pace, felicità….l’Italia è pane, amore e….FANTASIA.
E allora vendiamogliela cara questa nostra FANTASIA, portiamogli la nostra anima, ma siamone consci…ricordiamocene il valore.
E smettiamola di riempirci la bocca di Made in Italy…..
Viva il Tought in Italy….viva la Fantasia imprenditoriale di chi ogni giorno, in questo fantastico paese, come diceva Giorgio Gaber…”mangia” la sua idea.
Solo con il cuore ce la faremo.
Solo così vinceremo la sfida.