18.12.09

Storie di innovazione italiana: Echolight


tratto dal sito www.arti.puglia.it

















Echolight: la nuova frontiera della diagnosi dell’osteoporosi

Un software per individuare le fratture vertebrali e un sistema ad ultrasuoni per caratterizzare la resistenza ossea della colonna vertebrale e consentire la diagnosi dell’osteoporosi: è questa l’idea di Echolight, la prima classificata della Start Cup Puglia 2009, che ha sfiorato la vittoria del Premio Nazionale per l’Innovazione, attestandosi tra le prime dieci finaliste. Un’idea che parte da Lecce, ma che ha già in tasca il biglietto per la Silicon Valley.
Abbiamo intervistato per voi Sergio Casciaro, Direttore della Divisione di Ingegneria Biomedicale dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Lecce ed ideatore di Echolight.
Intervista di Francesca Tondi







Che cos’è e come è nata Echolight?
Echolight è l’idea alla base del business plan che ha partecipato all’edizione 2009 della Start Cup Puglia, consentendo la vittoria del primo premio di 15.000 euro. L’impresa intende sviluppare dispositivi medicali non invasivi per la diagnosi dell’osteoporosi e di altre patologie ossee.
Il progetto è nato qualche anno fa e costituiva la proposta di finanziamento rivolta alla Comunità Europea nell’ambito del Programma Quadro di ricerca: purtroppo, in quell’occasione, non venne finanziato, ma abbiamo perseverato nel reperimento dei fondi necessari allo sviluppo di tali dispostivi, molto vicini al mercato più che alla ricerca.
L’innovazione solida e vera nasce sempre dalla competenza e, in tal caso, dall’esperienza pluriennale nell’ambito della bioingegneria. Il resto deriva dall’intuizione del singolo, dal lampo di genio che fornisce la soluzione al problema. Tutto ciò che rimane sottostante alla nascita dell’idea, è un processo del tutto misterioso e rappresenta il vero punto di partenza.

Qual è l’innovazione alla base di Echolight e quali sono le possibili applicazioni della vostra scoperta?
L’idea di Echolight apporta delle fondamentali novità nella diagnosi dell’osteoporosi, in termini di efficacia e di costi: la diagnostica attraverso gli ultrasuoni da noi proposta, infatti, consente di fornire informazioni accurate sullo stato della densità ossea della colonna vertebrale e di altri siti specifici di riferimento clinico. Esistono già altri sistemi ad ultrasuoni, che tuttavia analizzano siti periferici e pertanto non sono efficaci come quello di Echolight. Attualmente, l’esame sui siti di riferimento specifici in cui solitamente si manifestano le patologie ossee, come la colonna vertebrale o il collo del femore, avviene solo attraverso i raggi X ma, a causa del rischio dovuto all’utilizzo delle radiazioni ionizzanti, l’esame può essere effettuato solo a cadenza biennale.
Il kit diagnostico che Echolight intende sviluppare, invece, è poco costoso, non invasivo, non dannoso. Inoltre, mentre l’indagine a raggi X (attraverso il sistema Dexa) può essere realizzata solo all’interno di strutture ospedaliere o centri specializzati, il sistema di Echolight potrebbe essere diffuso anche nelle farmacie, consentendo ai pazienti di effettuare controlli frequenti e senza rischi.

Qual è l’investimento necessario a mettere a punto l’idea di Echolight?
Purtroppo le idee ad alto contenuto tecnologico spesso necessitano di grandi investimenti per essere realizzate: è questo il caso di Echolight, che necessita di circa tre milioni di euro. Per perseguire questa strada, dunque, abbiamo deciso di partecipare a competizioni per il finanziamento: prima tra tutte la Start Cup Puglia, che ci ha portato alla vittoria del primo premio e alla partecipazione al Premio Nazionale per l’Innovazione a Perugia, dove siamo rientrati nella classifica dei primi dieci finalisti risultati e primi in classifica per quanto riguarda le iniziative nel biomedicale (seguiti da Osteoinvent, la seconda classificata alla Start Cup Puglia); poi il venture camp “Mind the Bridge” a Milano, nell’ambito del quale ci siamo classificati al primo posto a livello nazionale e siamo stati selezionati per partecipare alla finale del MTB Business Plan Competition, il principale evento della Silicon Valley che si terrà nella primavera del 2010.
Una pioggia di riconoscimenti, dunque. Come è composto il gruppo di persone che ha permesso tutto ciò?
La forza di Echolight probabilmente consiste nel gruppo che la compone: una parte di ricerca ed un’anima commerciale. Il progetto è in cantiere già dal 2003 e ha avuto una lunga gestazione, dovuta sia alle necessità di compiere ulteriori approfondimenti scientifici che alla mancanza di fonti di finanziamento. Poi, in giro per l’Italia per conferenze, l’idea di Echolight ha incontrato l’interesse di due fratelli imprenditori di Imola, Matteo e Stefano Pernisa, con esperienza nel settore medicale e della densitometria ossea.
Il gruppo di ricerca, invece, è composto dal sottoscritto, da Francesco Conversano e da Ernesto Casciaro, tutti operanti nell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Lecce.

Cosa vi ha spinto a partecipare alla Start Cup Puglia 2009?
Innanzitutto il dovere morale di essere presenti in Puglia ed avere visibilità sul territorio. E l’intuito ci ha dato ragione, poiché la vittoria della competizione, oltre ai 15.000 euro del premio che verranno utilizzati per coprire parte delle spese di costituzione della società, ci ha consentito di incontrare imprenditori baresi illuminati, che potrebbero finanziarci. Inoltre, essa costituiva un’importante occasione per “certificare” l’idea e dotarla di gambe sulle quali farle muovere i primi passi.
Iniziative quali la Start Cup  Puglia possono contribuire ad incoraggiare i giovani pugliesi a fare impresa?
Purtroppo in Puglia la cultura d’impresa è carente e le capacità imprenditoriali dei giovani sono inespresse o ancora troppo acerbe. Si pensi, infatti, che nell’evento milanese di Mind The Bridge, Echolight era l’unica società selezionata a sud di Roma.
Ritengo, dunque, che occorra coltivare ancora a lungo il terreno e che iniziative quali la Start Cup possano contribuire a tale scopo.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di lavorare in Puglia?
I vantaggi derivano dalla bellezza della terra e dal clima, che favoriscono la nascita di idee ed assicurano una buona qualità della vita. Ma gli svantaggi derivano dalla difficoltà nel fare ricerca e dalla debolezza di un tessuto imprenditoriale presso il quale affermarla.
Spesso è necessario emigrare: anch’io ho svolto attività di ricerca all’estero e, tornando in Italia, ho conosciuto il precariato. Tornando in Puglia, poi, con molta fatica, ma anche con molto entusiasmo, ho dovuto costruire tutto a partire dalle basi: dall’allestimento del laboratorio, alla formazione del personale, per giungere alla ricerca dei finanziamenti. La figura stessa del ricercatore, oggi, è cambiata: deve essere al passo con i tempi, possedere intraprendenza e dinamismo.

Lo stesso dinamismo che l’ha portata dal Cern di Ginevra al Politecnico di Losanna e poi ancora al centro NIH negli USA. Quali saranno le prossime tappe?
Di sicuro la Silicon Valley con Echolight. E poi, la strada è ancora tutta da percorrere.